Dispiace dirlo ma senza un evento critico non ci saranno riforme. Questo significa un dollaro sui 120. Ecco perché ho intitolato il mio ultimo libro, "Il Grande Default". Questo significa a sua volta che il dollaro andrà a livelli più alti visti finora, strangolando tutti gli altri sistemi. Gli errori economici accumulati sinora non si correggeranno da soli, soprattutto non senza una terapia shock. Sono stati portati agli estremi, in particolare negli ultimi 4 anni con la linea di politica fiscale dell'amministrazione Biden (tendenza avviata da quella Obama). I prossimi due anni saranno cruciali, negli USA ancor di più: per forza di cose ci dovrà essere dolore economico. Verrà replicato il percorso intrapreso da Milei in Argentina (laboratorio americano), La morte della "FED put", una banca centrale che salva tutti gli altri del mondo, è stato un inizio incoraggiante e per questo gli USA continuano a essere premiati come destinazione prediletta dei capitali finanziari (il quale finisce laddove viene trattato meglio). La cricca di Davos, infatti, avrebbe voluto annientare la base di capitale dell'America ricreando una situazione simile a quella della seconda guerra mondiale, in modo da modellare successivamente gli USA come meglio avrebbero ritenuto opportuno. Fortunatamente le cose non sono andate così, almeno non negli Stati Uniti, e questo significa che per loro sarà più facile ricostruire la credibilità e l'affidabilità andata persa sin dal 2008.
