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Francesco Simoncelli
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Analisi come quella di oggi sono necessarie per capire i punti di partenza, ma poi è necessario ampliarle se si vuole comprendere appieno lo svolgersi degli eventi. Ecco perché il mio ultimo libro, Il Grande Default, colma una lacuna che per decenni ha attanagliato la metodologia Austriaca e aggiunge a essa, oltre al vaglio del sistema bancario ombra, anche elementi di geopolitica. Se la mia tesi è corretta, quindi, allora vedremo quanto descritto nell'articolo di oggi affiancato da un rafforzamento del dollaro, portando il DXY a 120. Questo forzerà i player ostili agli USA al tavolo delle trattative. Non c'è alcuna volontà a frantumare la fazione avversa in modo rapido, non gioverebbe a nessuno. Il suo strangolamento, inoltre, potrebbe passare dall'agganciamento dell'oro alle cedole dei titoli di stato americani. Attualmente gli Stati Uniti sono il più grande detentore di oro al mondo, ma esso è pesantemente sottovalutato nei registri contabili del governo federale. Il suo valore contabile è inferiore al 2% del suo valore di mercato (vale a dire, meno di $50/oz quando il suo valore di mercato è superiore ai $2600/oz). Offrire la riscattabilità dell'oro potrebbe anche aprire l'opzione per debiti a scadenza estremamente lunga (50 anni o più) e tassi d'interesse più bassi, perché il rischio più significativo per i prestiti al governo federale, la svalutazione dei dollari futuri, verrebbe eliminato. Questa è una di quelle proposte, riproposta da Judy Shelton nel suo ultimo libro Good as Gold, in grado di dare stabilità al sistema economico/finanziario americano e fare da segnapasso a una riduzione credibile del debito pubblico americano.
La maggior parte degli investitori è consapevole che maggiori iniezioni di liquidità tendono a mascherare gli squilibri fiscali. Una spesa in deficit insostenibile è sovrapponibile alla stampa di denaro, pertanto le correzioni di mercato sono sempre un'opportunità per acquistare azioni e asset rischiosi che aumenteranno di valore in termini di valuta fiat perché "l'unità di misura", il denaro, perderà potere d'acquisto. Il problema è la saturazione dei bilanci. Mantenere soppressi artificialmente i differenziali obbligazionari in Europa inizia a mostrare le sue insostenibili crepe, e ciò è visibile nel pair EURUSD e nelle criticità emergenti anche in Francia. L'ulteriore strato di difficoltà questa volta è un'inflazione persistente e perdite della BCE nel suo portafoglio obbligazionario. Il passaggio da una correzione di mercato al successivo rimbalzo potrebbe essere un processo molto più lungo di quanto immaginato ed essendo i bilanci dei player europei estremamente saturi sono anche estremamente sensibili a un periodo prolungato di turbolenze. Inoltre tagli dei tassi non segnalano un ambiente economico sano ma in rallentamento, quindi azioni e obbligazioni europee scenderanno nonostante la promessa di un taglio dei tassi perché gli investitori continueranno a subire una minore pressione all'acquisto.
Le società occidentali hanno progressivamente votato per rinunciare alla libertà in favore di una presunta sicurezza fornita dallo stato. Molti erano convinti che Herbert Marcuse avesse ragione quando scrisse che “la perdita di libertà economiche e politiche che erano il vero risultato dei due secoli precedenti può sembrare un danno lieve in uno stato in grado di rendere la vita amministrata sicura e confortevole”. Tuttavia, sebbene ciò possa sembrare vero per un breve periodo, la vita in una democrazia moderna non può essere “sicura e confortevole” a lungo termine a causa del “processo di decivilizzazione”. La libertà di voto contribuisce ironicamente alla perdita di libertà economica nell'Occidente “democratico”. Questo processo va contro l'opinione prevalente di equiparare democrazia e libertà, pertanto questo processo è l'opposto delle presunte “contraddizioni intrinseche” del capitalismo di Marx: è l'interventismo statalista che porta a tensioni economiche e sociali e che spinge la società verso la crisi e persino il collasso.
Uno degli indicatori più affidabili per confutare la narrativa "ottimista" del governo italiano riguardo a un'economia in ripresa, è guardare ai prestiti al settore privato. Netto declino. Questo significa due cose. La prima è che le banche commerciali sono ancora avverse al rischio e notano un ambiente economico instabile, incerto e rotto. In Europa la classe media è la garanzia collaterale per tamponare la fuga di capitali verso gli USA, in particolar modo, poi, in Italia concedere un presto immobiliare è ancor più rischioso perché in caso di inadempienza è estremamente difficile pignorare l'immobile; un disastro per il bilancio dell'istituzione bancaria. La seconda: le banche sono concentrate a comprare obbligazioni sovrane per tenere artificialmente soppressi gli spread di credito europei nei confronti del resto del mondo, USA in particolare. Un trade, questo, relativamente più sicuro dato che lo stato è un mutuatario "più affidabile", soprattutto perché può ricorrere, tra le altre, all'arma della "lotta all'evasione fiscale" per rendere malleabile la maggior parte dell'opinione pubblica e pagare le cedole. Il rovescio della medaglia è una desertificazione industriale incalzante come si vede in Germania, in Francia e nel resto dell'UE. Come descritto anche nel Capitolo 13 del mio ultimo libro, "Il Grande Default", l'Europa si sta autofagocitando per permettere all'attuale classe dirigente di portare avanti un disegno utopico, irrealistico e devastante del suo modo di uscire dal pantano economico, sacrificando nel processo tutto il resto:
Uno dei motivi per cui i rendimenti francesi hanno iniziato a salire in modo sostenuto di recente. Senza il Franco cfa come stampante monetaria aggiuntiva, la Francia è decotta. E questo a vantaggio dei BRICS che aumentano le loro sfere d'influenza in Africa.
Nello stesso periodo di tempo è stato immesso solo €1 miliardo. Questa fuga è un sintomo più grande che ha visto, sin dal 2022, un deflusso crescente di capitali finanziari dall'Europa agli Stati Uniti. Ormai i parametri usati dalla narrativa mainstream per vendere un'immagine edulcorata della realtà sono sempre meno. Senza contare che il PEPP della BCE è programmato per finire tra un paio di mesi, ma sappiamo tutti che questi programmi "temporanei" diventano strutturali... come ci ha ricordato ieri Villeroy. Soprattutto adesso che oltre alla Germania anche la Francia finisce sotto la scure delle criticità economiche (oscurando addirittura il malato per eccellenza, ovvero l'Italia). Come ricordo nel mio ultimo libro, "Il Grande Default" (https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9), è una race to the bottom e vince chi arriva ultimo (attualmente gli Stati Uniti)
Ecco cosa titola il NYPO: "Donald Trump has been secretly communicating with ‘man crush’ Jamie Dimon about White House agenda for months" Dove avevate già sentito questa cosa con tanto di spiegazione delle motivazioni alla base? Sì, nel mio ultimo libro "Il Grande Default": Il NYPO, però, non precisa il rapporto di causa/effetto: ovverosia, è Dimon che tira fila e ha guidato il sistema bancario commerciale americano contro l'agenda della cricca di Davos.
Deve essere chiara una cosa: la cricca di Davos non si fermerà davanti a niente, questa è gente che quand'anche si trovasse a giocare a Monopoli e dover dichiarare sconfitta, piuttosto che farlo farebbe saltare in aria il tabellone di gioco.
Oggi risponderemo a una domanda: ci si può fidare degli esseri umani affinché resistano alla tentazione di stampare troppo? Per quanto istituzioni pubbliche e private vicine a esse amino l'inflazione, urge la necessità di ricostruire i mercati finanziari ormai rotti da 16 anni. Gli Stati Uniti, dal 2022, hanno una risposta diversa a suddetta domanda rispetto all'Europa, e grazie anche a #Bitcoin rimetteranno insieme i cocci della credibilità e della fiducia nei mercati finanziari interni. Quelli esterni continueranno a subire contraccolpi fino a quando non si presenteranno al tavolo dei negoziati.
Come ho scritto nel mio libro, "Il Grande Default" (https://amazon.it/dp/B0DJK1J4K9), esso è un processo dove si può individuare l'inizio e la fine. Gli eventi intermedi cambiano e sono impossibili da determinare ex ante. L'esempio dell'UE è propedeutico. Infatti senza una maggiore integrazione a livello fiscale, obbligazionario (emissione di debito comune) e anche militare, il progetto dell'Unione Europea si dissolverà rapidamente sotto il peso delle criticità economiche accumulate sinora. Questo, ovviamente, le farà solo guadagnare altro tempo, ma non cambierà l'esito finale: un inferno burocratico fine a sé stesso disposto a tutto pur di tentare (inutilmente) di sopravvivere alla prova del tempo e della storia.