Uno degli indicatori più affidabili per confutare la narrativa "ottimista" del governo italiano riguardo a un'economia in ripresa, è guardare ai prestiti al settore privato. Netto declino. Questo significa due cose. La prima è che le banche commerciali sono ancora avverse al rischio e notano un ambiente economico instabile, incerto e rotto. In Europa la classe media è la garanzia collaterale per tamponare la fuga di capitali verso gli USA, in particolar modo, poi, in Italia concedere un presto immobiliare è ancor più rischioso perché in caso di inadempienza è estremamente difficile pignorare l'immobile; un disastro per il bilancio dell'istituzione bancaria. La seconda: le banche sono concentrate a comprare obbligazioni sovrane per tenere artificialmente soppressi gli spread di credito europei nei confronti del resto del mondo, USA in particolare. Un trade, questo, relativamente più sicuro dato che lo stato è un mutuatario "più affidabile", soprattutto perché può ricorrere, tra le altre, all'arma della "lotta all'evasione fiscale" per rendere malleabile la maggior parte dell'opinione pubblica e pagare le cedole.
Il rovescio della medaglia è una desertificazione industriale incalzante come si vede in Germania, in Francia e nel resto dell'UE. Come descritto anche nel Capitolo 13 del mio ultimo libro, "Il Grande Default", l'Europa si sta autofagocitando per permettere all'attuale classe dirigente di portare avanti un disegno utopico, irrealistico e devastante del suo modo di uscire dal pantano economico, sacrificando nel processo tutto il resto:
